La scimmia che gioca ai videogiochi con Neuralink

 

Sicuramente è tra i progetti più ambiziosi, futuristici e forse eticamente discutibili firmati Elon Musk Co-fondatore di Neuralink, questo progetto punta a monitorare e controllare il cervello umano attraverso l’intelligenza artificiale.

 Per chi non conoscesse Elon Musk è il co-fondatore, Ceo e product architect di Tesla, fondatore, Ceo di Cto SpaceX e Co-fondatore e Ceo di Neuralink, insomma uno che sicuramente ha le idee ben chiare.

Ma torniamo a Neuralink startup di San Francisco, prevede l’impianto di un chip nel cervello per permettere alle persone di controllare il proprio stesso umore, bilanciando i livelli ormonali all’interno dell’ipotalamo.

Questa tecnologia sarà in grado di gestire le emozioni emettendo onde a frequenza e ampiezza superiori a quelle umane. Non solo, funziona anche da contenitore dei dati attraverso connessioni tra computer e cervello, come già testato sugli animali.

 Lo scorso anno è toccato al maiale Gertrude, il dispositivo installato nel cervello dell’animale trasmetteva l’attività cerebrale del maiale a un computer. Il chip gestiva vari canali connessi a diverse parti del cervello ed in contemporanea poteva collegarsi a un computer tramite cavo USB-C, trasferendo così elevati volumi di dati per essere elaborati da un pc.

 Successivamente, hanno installato un chip nel cervello di una scimmia per farla giocare ai videogiochi. “È una scimmia felice”, ha detto il patron della Tesla parlando su Clubhouse, creando così, non poco scalpore. Il loro prossimo obiettivo sarà far giocare le scimmie tra di loro in una versione cerebrale di Pong.

Il chip della scimmia è di natura Wireless, non è connesso al pc per evitare conseguenze sulla salute dell’animale, ma in questo modo non è rinvenibile nel cervello quindi non si può più raccogliere un grosso volume di dati.

Musk in un recente Tweet ha dichiarato che Neuralink sta lavorando insieme alla FDA (Food and Drug Administration) e di voler iniziare la sperimentazione sull’essere umano entro il 2021. Il fine è quello di arrivare a curare danni al cervello o alla spina dorsale facendo recuperare capacità perse con l’impianto del chip.

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